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10 errori da evitare nella pratica dello Yoga

19 aprile 2022

Improvvisarsi yogi è sempre più frequente. È invece l’esperienza a consentire la realizzazione dello scopo di questa antica disciplina. Vediamo quali sono gli errori più frequenti che si commettono durante la sua pratica.

10 errori da evitare nella pratica dello Yoga

19 aprile 2022

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Improvvisarsi yogi è sempre più frequente. È invece l’esperienza a consentire la realizzazione dello scopo di questa antica disciplina. Vediamo quali sono gli errori più frequenti che si commettono durante la sua pratica.

La pratica dello yoga si sta diffondendo a macchia d’olio.

Vuoi per il suo spirito orientale, vuoi perché chi decide di scoprirlo spera di liberarsi dalle tensioni, fatto sta che è considerabile al pari di una moda. Che, però, non ha nulla a che fare con il mondo effimero delle passerelle! Insomma, per “fare” yoga non bastano candele accese, musica soft, un tappetino e un completino fashion…

10 errori da evitare nella pratica dello Yoga

1. NON ASCOLTARE IL PROPRIO CORPO

Lo yoga richiede una grande capacità: saper ascoltare il proprio corpo. Non eccedendo nei movimenti, non creando tensioni inutili, non facendo sforzi. Durante la pratica, è regola aurea non avvertire dolore!

2. FARE ASANA SOPRA LE PROPRIE FORZE

Per arrivare a fare asana particolarmente complesse non basta una sessione. Vietato eccedere, dunque, sapendo dare ascolto ai propri tempi e limiti. È il percorso che porta al risultato lo spirito dello yoga, non il risultato in sé.

3. Troppo o troppo poco

Tutti i giorni, persino più volte al giorno, o… quando se ne sente la necessità. Lo yoga è regola dell’equilibrio. Se si lotta con il tempo, meglio ridurre le sessioni ma praticarle in modo puntuale per dare al corpo un segnale importante ovvero che ci si prende cura di “lui” con cura e dedizione.

4. Sottovalutare il ruolo della respirazione

Quando lo sforzo è troppo elevato, si cerca di resistere e di affrontarlo trattenendo il respiro. Nello yoga non c’è errore più grande. Il controllo del pranayama è fondamentale e funzionale alla pratica.

5. FARE PARAGONI

Concentrarsi sul sé, senza far riferimento a pratiche o obiettivi altrui. Spesso, nell’ascoltare di asana raggiunti, soprattutto se particolarmente complessi, scatta un senso competitivo di voler fare altrettanto, magari a breve scadenza. A guidare l’esperienza, però, deve essere sempre il proprio corpo con le sue abilità e fragilità. Dunque, niente “gare”.

6. PRATICARE IN UN AMBIENTE NON CURATO

Il problema sussiste per chi pratica in casa. È importante scegliere un angolo di casa confortevole dove potersi ritagliare del tempo, scegliere il tappetino e altri eventuali accessori da utilizzare (blocchi, cuscini e una coperta leggera). È consigliato anche accendere un cono di incenso o mettere una lieve musica di sottofondo, per far sì che la pratica risulti ancora più piacevole.

7. Imparare il sanscrito

Lo yoga è nato in India e, dunque, la sua lingua è il sanscrito. Conoscerne delle sfumature è molto importante anche per capire fino in fondo lo spirito di questa disciplina. Voler a tutti i costi immergersi nei suoi testi al pari di yogi espertissimi, però, sembra un eccesso di zelo.

8. Scoraggiarsi

Con lo yoga si desidera sempre andare oltre. La conoscenza non si ferma mai. Quindi non bisogna scoraggiarsi quando una posizione risulta ostica o se la mente tende a distrarsi nella meditazione. Anche i grandi yogi sono stati principianti…

9. Sottovalutare la Shavasana

La posizione con cui si conclude una pratica si chiama Shavasana (posizione del Cadavere). Può durare dai 2-3 minuti, fino anche a 15 minuti in funzione della durata della sessione, ed è fondamentale perché il corpo assimila la pratica e la mente ne accoglie i benefici. Non è facile comprenderne il vero valore, soprattutto quando si è all’inizio. La si confonde con un tradizionale rilassamento e spesso si salta o se ne anticipa la conclusione.

10. ANDARE DI CORSA

Quando non si ha il necessario tempo a disposizione per una pratica, meglio rimandarla. È vero che ci sono sessioni dedicate a particolari distretti corporali ma richiedono sempre un riscaldamento e un rilassamento finale.

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Lauretta Belardelli

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